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Chiesa di San Martino

«Trionfo palpabile del più bel Barocco e Barocchetto astese, uno dei “punti” architettonici più importanti del cosiddetto “recinto dei nobili”. …

Una chiesa non grande ma che presenta uno degli interni barocchi più interessanti: ricco eppur calibrato nella continua decorazione, dagli affreschi ai marmi, dagli stucchi dorati ai mobili ecc.. Un “luogo” caldo, stringente, intrigante, con dolce violenza, a sereni pensieri di Fede». (Silvia Taricco)

Cenni storici

886: in un atto notarile si parla di due terreni posti «infra civitate astense prope sancte ecclesia Sancti Martini»

1168: la parrocchia viene affidata dal vescovo Anselmo ai canonici della Congregazione di San Lorenzo di Oulx

1328: la chiesa passa ai Canonici Secolari di Asti

1354: è documentato un ospedale per i pellegrini presso la chiesa

1552: la parrocchia viene affidata per un breve tempo ai frati Eremitani di Sant’Agostino

Il 17 febbraio 1606 prendono possesso della parrocchia i padri Barnabiti, Congregazione di San Paolo

11 novembre 1614 l’antico cimitero viene dichiarato “luogo profano” dal vescovo Aiassa

1682-1691: costruzione del convento adiacente, grazie al lascito di Giovanni Antonio Guttuari marchese di Vasino e dottore in legge

1695 i Barnabiti decidono di demolire l’antica chiesa; viene completamente abolito il cimitero parrocchiale per fare spazio alla nuova costruzione

1696-1709 costruzione dell’attuale edificio in stile barocco

8 luglio 1736 consacrazione della chiesa da parte del vescovo di Acqui Giovanni Battista Roero

La Parrocchia di San Martino in Asti è una delle più antiche della città dopo la Cattedrale e la Collegiata di San Secondo.

È dedicata al santo vescovo di Tours nato nel 316 in Sibaria, città della Pannonia, l’odierna Ungheria, e morto nel 397 a Candes (Francia).

Costruita su progetto dell’architetto barnabita Giovanni Ambrogio Mazenta di Milano (1565-1636) presenta un orientamento nord-sud, ai lavori contribuirono cittadini astesi come Romolo Belli, che sostenne le spese dell’altare maggiore (1707), e il vescovo Innocenzo Milliavacca che benedisse la chiesa nel 1709

Esterno

La facciata ha linee molto semplici: è suddivisa da un doppio ordine di lesene con capitelli compositi e si conclude in alto con un timpano curvilineo; ai lati si avvolgono due eleganti volute. La sistemazione delle statue nelle nicchie non è originale, ma risale ai rifacimenti del 1815. Al centro spicca la statua in marmo di san Martino opera dello scultore astigiano Carlo Francesco Rista (1732). Ai lati le statue settecentesche di san Filippo (a sinistra) e san Giacomo (a destra), entrambe provenienti dalla Certosa di Valmanera che venne distrutta in epoca napoleonica.

Il campanile è l’unica parte rimasta della chiesa antica: risale probabilmente al secolo XIV ed è stato innalzato di un piano nel 1781. 

Interno

L’interno è a navata unica, con due cappelle laterali e le volte a botte, mentre è ampia l’area presbiterale con il coro che doveva accogliere la comunità religiosa. L’armoniosa e omogenea sontuosità degli arredi testimonia l’importanza della chiesa e suscita stupore e fascino.

 Per l’apparato ornamentale intervennero i maestri luganesi e il pittore astigiano Giovanni Carlo Aliberti (Canelli 1670-1727)

La cupola – Grandiosa decorazione ad affresco del 1726 di Giovanni Carlo Aliberti con la Gloria di San Martino in Paradiso su di una nube sorretta da angeli. Lo schema compositivo dell’opera riprende quello della cupola dell’altare maggiore del Duomo di Parma realizzato dal Correggio. L’Aliberti era venuto in contatto con tale schema compositivo, probabilmente, attraverso gli affreschi della cupola della chiesa di Sant’Agostino di Cherasco, realizzati da Sebastiano Taricco alla fine del XVII secolo, che ebbe modo di vedere durante i lavori da lui eseguiti nel 1720 nella chiesa di San Gregorio della stessa città.

 La figura di san Martino svetta in una serie di anelli concentrici di nubi che accolgono una folta schiera di santi e angeli. Nei pennacchi della cupola le virtù cardinali: Fede, Speranza, Carità, Giustizia; nel tamburo i quattro evangelisti. La scritta è tratta da 1Cor 13,12: videmus nunc per speculum et in enigmate, tunc autem facie ad faciem: «adesso noi vediamo in modo confuso, come in uno specchio; allora vedremo faccia a faccia».

Cappella di destra – Et Verbum caro factum est

Era dedicata alla Natività, la cui tela originale fu sostituita nel 1899, da quella dei santi Barnabiti eseguita da Giorgio Szoldatcsz di Roma.Nella pala sono rappresentati sant’Antonio Maria Zaccaria, Alessandro Sauli (vescovo barnabita morto l’11 ottobre 1592 a Calosso), e F.M Bianchi; al centro san Paolo,poi a destra san Carlo Borromeo, san Francesco di Sales.  L’altare in marmo, donato dal vescovo Milliavacca nel 1714, fu costruito da Pompeo Marchesi e dal figlio Giulio Gabriele di Saltrio (Varese). I due affreschi: l’Adorazione dei Magi e il Riposo nella fuga in Egitto, sono del pittore Giovanni Carlo Aliberti. 

Cappella di sinistra – Ecce ancilla Domini

Gli affreschi della Visitazione e del Sogno di Giuseppe sono di Giovanni Battista Pozzo. L’altare marmoreo è degli scalpellini Marchesi (1710-1713), commissionato dal patrono Giovanni Battista Volpini, medico di Asti (1644-1724) il cui stemma è visibile sul fastigio dell’altare che portava la tela dell’Annunciazione (non più in loco), di Carlo Alessandro Maccagno (1760) che venne sostituita questa raffigurante il Sacro cuore di Gesà e Santa Margherita Maria Alacoque (1888) firmata da Michelangelo Pittatore.

La controfacciata – Sopra la porta d’ingresso il piumato arcangelo san Michele in un trionfo di quadrature lavegliane, opera del pittore Giuseppe Antonio Caccioli.

Le otto colonne e tribune – L’interno della chiesa subì modifiche con le soppressioni dell’epoca napoleonica, quando giunsero arredi dalla vicina chiesa dei Francescani di San Bernardino tra cui le splendide tribune in marmo con l’arma dei Mazzetti, patroni di San Bernardino. Le otto colonne erano precedentemente in presbiterio, vennero poi utilizzate per sorreggere la tribuna dell’organo e dei cantori.

Il Pulpito in stile impero, attribuito alla scuola dello scultore Bonzanigo (1745)

Il presbiterio – Il precedente altare del 1732 venne venduto alla parrocchiale di Calliano e venne collocato l’attuale opera di Francesco Ferrari, proviene dalla distrutta chiesa di San Bernardino. Venne pagato 35 lire.

Il crocifisso ligneo settecentesco della Bottega dei Bonzanigo.

Il Coro – È formato da 17 stalli in noce, realizzati dal minussiere astigiano Antonio Manzone. Le pareti vennero affrescate, alla morte dell’Aliberti (1727), nel 1729 dal bolognese Antonio Caccioli (1695-1721) autore in Asti delle pitture con tema encomiastico, della Galeria di Palazzo Mazzetti, portate a termine nel 1728. Tre scene della vita del santo vescovo di Tour: san Martino dona a un povero metà del suo mantello alla porta di Amiens; San Martino viene consacrato vescovo di Tours; san Martino risuscita il catecumeno del monastero morto da tre giorni.

Due angioletti sorreggono la scritta: Pavete ad sanctuarium meum, «porterete rispetto al mio santuario» (Levitico 26,2).

La lunetta dell’abside venne ridipinta nella seconda metà dell’Ottocento a opera del sacerdote torinese Mentasti raffigurando l’Assunzione della Vergine.

La Sacrestia – Ambiente tra i più belli del Settecento astigiano. Le finte architetture e gli ornati della volta furono dipinti nel 1749, dai fratelli Pietro Antonio e Giovanni Pietro Pozzo. È completamente rivestita da mobili di legno chiaro dalle grandi ante scolpite, usciti dalla bottega del minussiere Antonio Manzoni mentre un abile marmoraro scolpiva la preziosa porta barrocchetta. Vi è custodito l’Archivio parrocchiale databile 1580.

L’Area Espositiva – Il piccolo spazio espositivo raccoglie dal 20 settembre 2020 i “tesori” parrocchiali di San Martino, un primo abbozzo in fase di completamento.

Vittorio Alfieri

La chiesa di San Martino è legata a un episodio narrato dal poeta astigiano Vittorio Alfieri nella sua autobiografia. Egli ricorda che da bambino fu condotto in questa chiesa con la “reticella da notte” in testa come punizione per aver commesso qualche marachella. In quel tempo (1756), San Martino era «posta nel bel centro della città e frequentatissima nell’ora del mezzogiorno a tutti gli oziosi del bel mondo…» (Vita, cap IV).

Esterno con campanile
Esterno con campanile
Interno chiesa
vista verso il presbiterio
Altare maggiore
Altare maggiore
San Martino
Affresco san Martino nella cupola
Sacro Cuore
Sacro Cuore
Cupola
Cupola
Pulpito
Pulpito